SpaceX: scopriamo l’azienda
SpaceX nasce nel 2002 da un’idea di Elon Musk: rendere i razzi riutilizzabili per abbattere i costi di accesso allo spazio. All’epoca sembrava una follia. Vent’anni dopo, il Falcon 9 domina il mercato dei lanci commerciali senza concorrenti seri, e Starship promette di ridefinire ancora una volta quello che è possibile fare.
Oggi SpaceX non è più solo un’azienda di razzi. A febbraio 2026 ha acquisito xAI, portando in casa i modelli di intelligenza artificiale Grok, i data center e il social network X. Il risultato è un gruppo integrato che tocca spazio, telecomunicazioni satellitari e AI — tre dei settori più seguiti dagli investitori in questo momento.
Il motore economico vero, però, si chiama Starlink: il servizio internet via satellite che ha superato i 10 milioni di abbonati in 160 paesi, con margini superiori al 60%. È la parte dell’azienda che funziona adesso, che genera cassa adesso, e che tiene in piedi la tesi di investimento mentre tutto il resto è ancora in costruzione.
La quotazione in borsa
Il 12 giugno 2026 SpaceX ha fatto il suo debutto al Nasdaq con il ticker SPCX, fissando il prezzo IPO a $135 per azione e raccogliendo 75 miliardi di dollari — la più grande IPO della storia, che ha fatto sembrare piccola persino Saudi Aramco nel 2019.
La domanda era quattro volte superiore all’offerta, con una domanda aggregata che ha superato i 350 miliardi di dollari. Il titolo ha aperto a $150, toccato un massimo intraday di $176 e chiuso a $160,95, con un +19% nel primo giorno. Il lunedì successivo ha aggiunto un altro +20%.
Una nota interessante: il 30% delle azioni è stato riservato agli investitori retail, una quota molto più alta rispetto al tipico 5–10% delle grandi IPO. Un segnale che SpaceX voleva una base azionaria ampia, non solo istituzionale. Per chi volesse acquistare il titolo dall’Italia, è disponibile sia sul Nasdaq con ticker SPCX in dollari, sia su Euronext con ticker 1SPCX in euro, tramite broker come Fineco, DEGIRO, Interactive Brokers e XTB.
Perché gli investitori ci credono così tanto?
La risposta breve è: Starlink. La risposta lunga è un po’ più articolata.
Nel 2025 SpaceX ha generato $18,7 miliardi di ricavi ma ha chiuso con una perdita netta di $4,9 miliardi. Le perdite accumulate dal 2002 superano i $41 miliardi. Non sono numeri che di solito entusiasmano il mercato — eppure la valutazione all’IPO era di circa $1.770 miliardi, con un rapporto prezzo/ricavi intorno a 94x.
Il motivo è che gli investitori non stanno comprando quello che SpaceX è oggi, ma quello che potrebbe diventare. Starlink cresce in modo costante, il Falcon 9 non ha rivali, e Starship — se dovesse raggiungere piena operatività — potrebbe aprire mercati oggi ancora impraticabili, dai viaggi punto a punto sulla Terra alle missioni su Marte. Al 13 giugno il consenso degli analisti era di 4 raccomandazioni di acquisto e 1 di vendita, con target medio a $164 e massimo a $227.
È una scommessa sul futuro, non sul presente. E il mercato, almeno per ora, sembra disposto a farla.
Quale sarà la prossima mossa di Musk?
L’11 giugno, alla vigilia del debutto, Musk ha dichiarato che SpaceX potrebbe raggiungere circa $1 trilione di ricavi entro il 2030. Partendo dagli $18,7 miliardi del 2025, significa moltiplicarli per oltre 50 in cinque anni — un obiettivo che, detto così, fa alzare un sopracciglio.
Eppure i piani ci sono e sono concreti: oltre 100.000 satelliti in orbita per le comunicazioni, data center costruiti direttamente nello spazio, e l’espansione dell’AI attraverso xAI. Starship è il filo che tiene insieme tutto — senza un sistema di lancio economico e riutilizzabile su larga scala, molti di questi obiettivi restano sulla carta.
Il vero nodo è la governance. Musk controlla l’82% dei diritti di voto dopo la quotazione: le decisioni su dove va l’azienda, quanto si investe e in cosa, restano interamente nelle sue mani. Per alcuni investitori è una garanzia — nessuno ha la visione e l’esecuzione di Musk. Per altri è un rischio da non sottovalutare.
